Tra storia e mito

Introduzione

L’Autorità Portuale è stata istituita dalla legge 84/94 “Riordino della Legislazione in Materia Portuale”. Ha personalità giuridica di diritto pubblico ed è dotata di autonomia di bilancio e finanziaria. I suoi principali compiti sono quelli di indirizzo, programmazione, controllo, coordinamento, promozione delle operazioni portuali e delle altre attività commerciali ed industriali esercitate nei Porti di Messina e Milazzo.

 

La Storia

La città di Messina ha tradizioni marinare antichissime grazie ad un porto che per secoli ne ha influenzato lo sviluppo economico, commerciale  e  politico. Il primo nome greco della città, Zancle, deriva dalla caratteristica forma di falce dell’ansa portuale: l’origine del nome risale al 493 a.c., come testimonia il ritrovamento di una dramma d’argento recante l’effige di un delfino -simbolo del porto - e la scritta Dankle. Da sempre posizionato su una rotta essenziale per il commercio,  con l’avvento dei Romani il Porto di Messina divenne il principale dell’isola e la città divenne “Civitas Foederata” di Roma ottenendo molti privilegi nel settore marittimo e commerciale. Tale importanza  subì una battuta di arresto durante le dominazioni dei Bizantini e degli Arabi. I Normanni, invece, e il conte Ruggero in particolare, riportarono Messina e il suo porto in auge. La città divenne in questo periodo sede del Consolato del Mare, tribunale formato da consoli liberamente eletti da mercanti e navigiorum primates che emanava norme ed ordinanze per la regolamentazione dei rapporti tra i commercianti, esentava i messinesi da gabelle, dogane ed altri pagamenti per mare e per terra e stabiliva altri vantaggi commerciali che potenziarono ancora di più i traffici. Il Consolato del Mare, la costruzione di un nuovo arsenale e della Darsena, l’istituzione di un Ammiragliato con giurisdizione sul porto, contribuirono a renderla uno dei porti più importanti del Mediterraneo dal punto di vista militare e commerciale. Nell’età delle restrizioni feudali Messina fu sottoposta ad un regime aperto analogo a quello delle Repubbliche Marinare. Nel 1197 si aggiunse la concessione da parte di Enrico VI del Porto Franco, che consentiva ai messinesi di importare ed esportare liberamente tutte le merci, senza pagamento di alcun dazio. L’attività economica, i floridi commerci e i privilegi goduti inasprirono i rapporti con le altre città siciliane e Palermo fece sì che gli spagnoli riducessero i benefici concessi alla città e al porto. Il Senato messinese allora cacciò lo Stratigò spagnolo e si alleò nel 1674 con i francesi. Ma il rientro degli spagnoli coincise con l’abolizione di tutti i privilegi e del Porto Franco. Con i Borboni la città tentò di recuperare i traffici e gli scambi che tanto l’avevano resa florida in passato. Il Porto Franco fu istituito nuovamente nel 1784, esteso nel 1848 a tutta la città e abolito definitivamente nel 1879. Alla fine dell’800 sorsero nella città edifici strumentali dell’attività  marittima, come il mercato coperto, i magazzini generali e la stazione dei  traghetti. Il sisma catastrofico del 1908 ed i conseguenti danni  portarono ad una contrazione delle attività portuali. La ricostruzione delle strutture portuali, realizzata negli anni trenta del secolo scorso, ricalca in parte la sistemazione ottocentesca. Il XX secolo ha visto lo sviluppo di una significativa attività cantieristica e l’ubicazione a Messina di una base navale della Marina Militare italiana e del relativo Arsenale. Con l’istituzione dell’Azienda Mezzi Meccanici e dei Magazzini del Porto, assorbita dal gennaio 1995 dall’Autorità Portuale di Messina, le operazioni commerciali hanno ricevuto nuovo impulso e il settore crocieristico ha goduto di un incremento dei traffici veramente significativo, tanto da far diventare il Porto di Messina fra i primi in Sicilia in quest’ultimo settore.


Il Mito

Messina è per antonomasia la “Città dello Stretto” da sempre oggetto di narrazioni mitologiche e di leggende. Al mito di Saturno (Crono) viene ricondotta la caratteristica formazione geologica del porto di Messina: egli con una falce evirò il padre Urano e quest’ultimo, adirato, lanciò l’attrezzo in direzione dello Stretto originando quella lingua di terra dalla particolare forma di falce. Fu poi il mitico gigante Orione, figlio del dio Nettuno, che su incarico del re Zanclo adattò la falce a bacino portuale. La separazione della Sicilia dalla Calabria, con la conseguente formazione dello Stretto di Messina, viene attribuita ad un poderoso colpo di tridente del dio Nettuno (Poseidone). E poi, ancora, il mito di omerica memoria di Scilla e Cariddi, i due terrificanti mostri, terrore dei naviganti per  millenni, giustifica i pericolosi gorghi (fra cui quello detto “u Garofalu”, proprio al di fuori del porto) che interessano questo tratto di mare. Ed, altresì, la leggenda della Fata Morgana identificata oggi in un raro, se non unico, fenomeno di rifrazione ottica. Infine, la leggenda di Colapesce, prodigioso pescatore dello Stretto che, in fondo al mare, vide la colonna Peloro sulla quale poggia la cuspide settentrionale della Sicilia quasi in punto d’infrangersi. Allora, temendo che la sua Messina potesse sprofondare da un momento all’altro, volle sostituirsi ad essa e corse a sorreggerla per l’eternità.